Skin-line

Skin-line è un progetto di mappatura. Oggetto della mappatura è la pelle o meglio la sua impronta. L’epidermide e il suo tracciato è infatti una mappa unica e originale che il tempo scava sul nostro corpo. In alcune circostanze però questa specificità viene usata per identificare e discriminare comunità o gruppi etnici che vivono ai margini della società. Il mio lavoro nasce in questi luoghi di confine e dalla gente che li abita.

Il progetto si articola in più fasi. Come la stratigrafia di uno scavo archeologico, ogni elemento si sedimenta sull’altro e determina il passaggio successivo.

La prima fase è la più complessa: attendere, conoscere e stabilire legami con la comunità coinvolta. Poi raccolte le impronte di chi vuole partecipare al progetto, inizio a tracciarne le linee e a comporle in una fitta trama di segni sovrapposti. Il disegno così ottenuto è la matrice per la successiva fase del lavoro: l’incisione al laser.

Questa nuova tecnologia infatti, mi permette di rendere tridimensionale il segno, realizzando filigrane di carta che assemblo livello dopo livello fino a comporre un tessuto dall’aspetto organico e fibroso. La materia dalla consistenza “tattile” e l’immagine che proviene da un intreccio di impronte, provocano a chi lo osserva un’esperienza sinestetica tra occhi(vista) e tatto(pelle)

La forma finale dell’opera rispecchia la struttura della comunità che ho mappato: i rapporti umani, le connessioni e l’organizzazione interna si traducono nel mio lavoro in composizioni modulari, organiche o geometriche o, come in skin-line#1, nelle simmetrie di un tappeto Afgano.

Skin Line is a mapping project. The subject matter of the mapping is skin, more specifically, an imprint of the skin. The epidermis and its surface are the unique and original inheritance belonging to each and every human being. However, under certain circumstances, these special characteristics can be used to identify and racially profile communities or ethnic groups living on the fringes of society. My work is based on these peripheral areas and the people living there.

The first stage of the project is always the most complex: the waiting and subsequently becoming acquainted with the community being mapped, in order to establish a relationship. The second stage involves collecting the skin imprints and initiating the tracing of the lines to then create a closely weaved texture with markings that overlap. The final result serves as the matrix for a laser engraving. This new technology will in fact allow me to create a tri-dimensional impression, and at the same time create filigrees of paper that I can then assemble into layers. At the end of this process the material will have an organic and fibrous appearance.

The final design of my creation reflects the structure of the community that I have mapped: the human relations and connections as well as internal organizations, which are translated into modular compositions, geometric or organic. For example, I interweaved the skin imprints, left by refugee living in tempelhof airport, to form the texture of an expansive carpet. In fact, the Tempelhof refugee camp had many Afghan rugs inside and outside of the containers, and each container had at least one small colorful rug to welcome visitors and make them feel at home. From a cultural point of view this is extremely important and, given the difficult circumstances in which these people live, this gesture has an even greater significance.